Le scatole artistiche del Laboratorio Erboristico Di Leo

scatole artistiche

Queste scatole sono state lavorate da un’artista italiana mediante 21 passaggi di colore.
Le scatole ricordano quelle delle farmacie inglesi del ’700 che contenevano erbe medicinali taglio tisana.
La forma ovale è stata scelta per l’armonia energetica che ne deriva.
La scatola è stata studiata appositamente per contenere il complet set dei fiori di Bach del Laboratorio Erboristico Di Leo.
Maggiori info qui:
http://www.bach-flowers.it/it/scatole.asp

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Tutto sui fiori di Bach

Ho avuto un’erboristeria per 13 anni e ho consigliato e preparato i fiori di Bach. Ora, per motivi personali, ho lasciato il negozio e vorrei, pur avendo l’esperienza, specializzarmi ulteriormente su questo tema. Il problema è che nessuno rilascia un “patentino”, un diploma, ma solo attestati di partecipazione. Può indicarmi qualche centro che sappia darmi delle informazioni su questo argomento? (Lorena, Verona).

Era desiderio del dottor Bach che i rimedi da lui scoperti e messi a punto non diventassero una terapia in mano a specialisti ,ma un rimedio alla portata di tutte le persone sensibili che cercano di migliorare la loro salute ascoltando i moti della propria anima. Per aumentare le sue conoscenze, senza però aspettarsi alcun diploma può informarsi presso l’Associazione culturale Aura, via Sarfatti, 26/6 – 20136 Milano tel/fax 02/58305736 o via Butti, 4 21059 Viggiù (VA), telefono 332/486937 .
Colgo l’occasione per segnalare che, da recenti test di laboratorio, i fiori di Bach più efficaci, perché realizzati nella maniera migliore da piante biologicamente pure, sono quelli prodotti dall’erboristeria Di Leo, Via Marconi, 18 Casalecchio di Reno (BO), telefono 051/576690.
Maurizio Di Leo, erborista dal 1978, produce i suoi fiori di Bach seguendo accuratamente ogni fase di lavorazione. Oltre ai fiori di Bach prepara tinture madri spagiriche, estratti idroalcolici di piante freche selvatiche che racchiudono il “quorum” dei principi attivi e l’energia delle piante. L’erboristeria Di Leo spedisce i prodotti anche a casa in contrassegno.
Suggerisco un nuovo libro sull’argomento: Medicina dei fiori di Marcella Rosso edito da Ali e No Editrice, casella postale 100 Ellera (PG) tel/fax 075/5170369. In esso la floriterapia di Bach viene attraversata con l’intento di illuminare la prospettiva analogico-simbolica che la sostiene e la rende non solo medicina di straordinaria efficacia, ma anche strumento di rivoluzione culturale.

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Beech

Le medicine Integrate n° 2, ANNO 2008
Promo Pharma editore – Repubblica di S. Marino

FAGUS SYLVATICA, FAGGIO

E’ un albero alto con il tronco sottile e slanciato. E’ caratterizzato da un folto fogliame che impedisce alla luce di filtrare per cui non vi possono crescere altre piante vicine, che appunto il faggio non sarebbe in grado di “tollerare”.

Beech è ottenuto con il metodo della bollitura.

Parole chiave:
ARROGANZA, CRITICISMO. INTOLLERANZA, PREGIUDIZIO..

ech è il fiore della intolleranza; infatti il soggetto Beech è molto critico e intollerante. E’ sicuramente un acuto osservatore ma usa questa sua capacità per fare osservazioni spiacevoli a chi gli sta in torno sentendosi in grado di poter fare affermazioni del tipo “Ma che brutto taglio di capelli che hai! Ma dove hai trovato quel vestito! “
Il tipo Beech è colui che al primo colpo d’occhio è in grado di notare un naso storto e grosso quanto è, invece, incapace di notare il sorriso e lo sguardo dolce di quella stessa persona che ha davanti. Spesso queste persone hanno un disagio interiore per cui tentano di difendersi con questa sorta di arroganza di fondo proiettata sul mondo esterno che li aiuta a non autoanalizzarsi , a non guardarsi dentro per non dover affrontare i propri limiti. Il soggetto Beech è intollerante verso se stesso e verso gli altri; pretende molto da se stesso e soprattutto dagli altri; critica tutto e tutti. E’ convinto di avere sempre ragione.
La sua intolleranza lo porta ad avere spesso manifestazioni allergiche a livello dermatologico e respiratorio. Il rischio è quello di crearsi un ambiente privo di cose belle, di buon umore in quanto il tutto è incentrato sulla critica e la permalosità. Infatti Beech è tanto bravo a criticare quanto lo è a prendersela se qualcuno osa fargli notare un suo difetto o un suo errore giustificandosi con l’affermare che, mentre la sua è una critica costruttiva gli altri lo giudicano per pura invidia.
Il tipo Beech è spesso una persona molto dura e di conseguenza, dal punto di vista fisico, può soffrire di cervicale, di torcicollo. Le idee rigide portano a un irrigidimento del corpo soprattutto nella parte superiore: torace braccia e mandibola. Spesso manifesta pressione alta, stanchezza e dolori articolari.

I bambini Beech sono spesso degli attaccabrighe, un po’ saputelli, con amicizie molto ristrette e sono spesso degli allergici.
A scuola sono molto responsabili, coscienziosi, ma critici anche sui loro lavori concentrandosi su difetti insignificanti probabilmente a causa di un ambiente familiare pieno di pregiudizi e rigidità. Nel gioco fanno fatica perché occupano la maggior parte del tempo a dettare regole e a criticare gli altri.
Hanno senza dubbio un carattere spigoloso, non hanno l’umiltà di riconoscere i propri difetti o errori. Fanno fatica a socializzare e spesso vengono isolati.
Nello stato positivo, Beech ci aiuta a vedere la bellezza che c’è in noi e attorno a noi e a distinguere in modo positivo le cose.
Il soggetto Beech può essere un ottimo terapeuta, un ottimo medico perché la sua acutezza nell’osservare i particolari lo aiuta nell’arrivare più velocemente alla soluzione del problema. Sono persone dotate di profondità, intelligenza e di grande empatia.

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Chiamatemi pure erborista d’Egitto

Maurizio Di Leo spiega come un’antichissima tecnica per il trattamento delle piante selvatiche abbia fatto la sua fortuna.

E’ iniziata alla fine degli Anni Settanta, in un periodo in cui nei confronti delle terapie naturali regnava lo scetticismo assoluto. L’avventura di Maurizio Di Leo nell’ambito della fitoterapia. Dapprima il diploma di erborista all’Università di Urbino, poi i numerosi corsi all’estero e incontri importanti con medici e erboristi famosi, finché, nel 1980, Di Leo ha aperto l’erboristeria che porta il suo nome, in via Marconi, 18 nel centro di Casalecchio di Reno. Un’attività che nel giro di qualche anno ha iniziato ad assumere contorni particolari, in quanto accanto alla vendita di prodotti erboristici di marche diverse si è affermata sempre di più la produzione in proprio.

“Nel settore dell’erboristeria, vent’anni fa, l’Italia rispetto alla Francia e ad altri paesi europei era in grande ritardo poiché è mancato quel passaggio fondamentale in cui la tradizione monastica ha sposato il rigore scientifico”, racconta Di Leo.

“Molti prodotti che venivano proposti per la vendita non mi sembravano affatto soddisfacenti, così ho pensato di aprire nell’81 un laboratorio per la produzione”.

E così nel giro di qualche anno Di Leo, con la collaborazione di un’equipe scientifica di laureati in farmacia e in biologia che operano sia in erboristeria che in laboratorio, ha iniziato a produrre e distribuire i prodotti col suo marchio nelle Farmacie Comunali Bolognesi, in numerose città italiane e all’estero.

“Per la preparazione dei nostri prodotti, utilizziamo il metodo spagirico, una tecnica antichissima nata in Egitto 5000 anni fa, usata in Italia nel Medio Evo dalla scuola Salernitana e da Paracelso, dimenticata in epoca moderna e riscoperta successivamente in Germania dove la pratica non è mai stata abbandonata”, racconta con entusiasmo Maurizio Di Leo, “il metodo consiste nell’estrazione dei principi attivi dalla pianta fresca selvatica, catturandone tutta la forza. Non a caso il termine spagiria, che deriva dal greco, significa ‘saper estrarre da un ente i doni divini’. Nella fitoterapia spagirica non si utilizzano infatti piante coltivate o secche, ma solo erbe fresche raccolte in zone particolari delle Alpi, degli Appennini e della Sicilia”.

In questo modo si ottengono prodotti efficaci per prevenire e curare numerose patologie, tra le quali non mancano i così detti mali di stagione che in questo periodo si presentano alquanto insidiosi. “Per potenziare le difese naturali consiglio l’Acerola – spiega l’erborista – una ciliegia selvatica ricchissima di vitamina C che rafforza le difese immunitarie, mentre Propoli e Echinacea per uso interno assieme agli oli essenziali ” di eucalipto e pino mugo per fumenti sono un ottimo rimedio per contrastare influenze e raffreddori. Un impacco esterno con oleolito di bacche di alloro e l’assunzione per vi interna di tintura madre di erisimo, pianta chiamata non a caso l’erba dei cantanti ridonano invece una voce squillante a chi l’ha perduta, forse parlando un po’ troppo o esibendo una scollatura decisamente audace”.

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Attingere dalla Natura

Nello stupendo giardino di esseri viventi in cui l’uomo comparve
per ultimo, egli rivolse subito la sua attenzione ai vegetali,
non solo per ricavarne alimenti, ma soprattutto per mantenere
o recuperare la salute. Da allora la fitoterapia è un valido
e serio strumento di prevenzione per salvaguardare l’agognato
benessere.

Lo studio e l’interesse per le piante medicinali è vecchio
quanto l’uomo. Documenti antichi, risalenti a due – tremila
anni e oltre prima di Cristo, ci tramandano notizie di piante
usate a scopo medicamentoso dai cinesi, dai popoli dell’India,
dagli antichi Egizi; mentre la Bibbia, le opere di
Omero e di Erodoto contengono alcune, anche se brevi, notizie
sull’uso medicinale di diverse piante. La civiltà greca e
quella romana ci offrono nomi illustri come Ippocrate, Teofrasto,
Plinio, Dioscoride, Galeno, autori di opere rimaste nei secoli
famose, fra cui alcune sono veri e propri trattati sulle piante
medicinali e i loro usi, ad esempio il De Materia Medica
di Dioscoride o l’Historia naturalis di Plinio.

Man mano che l’uomo, nel corso dei secoli, veniva scoprendo
e acquisiva le più elementari nozioni sulle proprietà terapeutiche
delle piante, si è adoperato per trovare forme di assunzione,
da un lato sempre più efficaci, dall’altro sempre più pratiche.
E così è nata e si è sviluppata una scienza, la farmacotecnica,
ancora oggi di vivissima attualità che, per quanto riguarda
i prodotti ottenuti dalle piante, ha come scopo principale
quello di studiare un derivato vegetale che possa contenere
l’intero totum della pianta e non le sole molecole
note, definite come principi attivi.

Proprietà del fitocomplesso

L’esperienza millenaria fatta dall’uomo nel campo della fitoterapia
ha dimostrato che, in base a un sostanziale valore costitutivo
e al di là di giuste considerazioni sulla migliore stabilità
e conservazione delle stesse, alcune forme medicamentose sono
più efficaci di altre. Tale plus valore è rappresentato dal
fitocomplesso, così detto perché vuole rappresentare appunto
il totum estratto dalle piante.

Per ottenere quindi prodotti vegetali di elevato livello quali–quantitativo
è opportuno operare nei modi e nelle forme che l’esperienza
ha codificato nelle farmacopee e nei testi di farmacotecnica,
sulla base delle più approfondite conoscenze sulla composizione
degli organismi vegetali e dei risultati conseguiti nell’applicazione
terapeutica.

Il derivato fitoterapico correttamente preparato non si pone
in contraddizione ad altri medicamenti naturali o non naturali;
né tanto meno va considerato come il risultato di un’operazione
meramente astratta. Esso è molto più semplicemente il frutto
di intuizione, di studio e di ricerca aggiornata, di attività
proiettata alla scoperta dell’optimum curativo.

Sono convinto che il totum vegetale, al fine di mantenere
o recuperare un buono stato di salute, può trasformarsi in
optimum solo attraverso una fase trasmutativi dolce,
con tecniche e metodologie idonee a salvaguardare l’integrità
della composizione originaria e la conservazione del rapporto
dinamico-funzionale esistente e attivo già nel comparto intracellulare.

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