Si tiene in borsa o in tasca, pronto per ogni emergenza. Per riprendersi dopo un incidente o calmarsi dopo una brutta notizia. Per combattere l’ansia prima di un esame o di un colloquio di lavoro. Serve anche per affrontare il dentista, o l’aereo. Il Rescue Remedy ha conquistato anche l’Italia. E c’è chi lo da ai gatti e alle piante…
Cocktail di fiori – Rescue Remedy significa “rimedio di emergenza” ed è un preparato di cinque fiori di Bach: Clematis, Cherry plum, Impatiens, Rock Rose e Star of Betlehem diluiti in una miscela di acqua e brandy.
“Vado da Costanzo a spiegare perché tengo il Rescue Remedy sempre in borsa e vengo presa per stramba.
Poi passano otto anni e si scopre che lo fanno tutti. Forse sono sempre troppo in anticipo”. Eleonora Brigliadori è stata una delle prime a parlare di questo Rescue Remedy, che vuol dire “rimedio di emergenza” ed è una miscela di cinque fiori messa a punto negli anni trenta da un medico inglese, Eduard Bach, per superare, o prevenire, le situazioni di choc, di ansia di stress: per ritrovare la calma, insomma. “Una sera siamo tornati a casa e l’abbiamo trovata devastata dai ladri – racconta la Brigliadori – Un vero choc, soprattutto per i miei bambini che erano spaventatissimi. Ho preso dalla borsa il Rescue Remedy, glielo ho dato e si sono calmati. Ma con loro lo uso anche in forma di crema (si chiama Rescue Cream, ndr) contro le punture di insetti, o tutte le volte che si fanno male. Ma anche questo, parlando con le altre mamme all’uscita da scuola, vedo che ormai è un uso diffuso. Ci sono bambini che sofforno di allergie e non possono prendere farmaci, mentre Rescue Remedy non ha controindicazioni”.
E ora è pieno boom. C’è chi lo usa nella sala d’attesa del dentista, chi su la scaletta dell’aereo, chi nell’atrio del tribunale o dell’ospedale. Adulti, bambini, animali. “Io ho fatto il mio primo esperimento proprio su un uccellino – racconta ancora la Brigliadori – l’aveva portato in casa mia figlia ed era mezzo morto. Gli ho dato quattro gocce e vi assicuro che se ne è andato con le sue ali”. I padroni di cani e gatti ne diluiscono da quattro a dieci gocce nella ciotola dell’acqua o in quella del cibo in caso di incidenti, prima di operazioni chirurgiche, prima del parto. Chi vuole proprio esagerare ricorre al Rescue Remedy anche per far riprendere una pianta scioccata da un rinvaso, da un colpo di freddo o di sole. Ma torniamo agli umani.
I pionieri italiani.
Eleonora Brigliadori è stata una delle prime in Italia a usare il Rescue Remedy. Ornella Muti lo prende da anni per alleviare il Jet Lag, Rosanna Lambertucci contro lo stress da troppo lavoro. E Marco Columbro, con Rescue Remedy, ha curato anche l’orzaiolo di un amico.
Insieme alla Brigliadori o poco dopo, molti altri personaggi noti si sono via via decisi a fare outing, a uscire allo scoperto e rivelare che ricorrono regolarmente a questa miscele.
“Il mio farmacista di fiducia mi aveva sconsigliato la melatonina – ha raccontato Ornella Muti – così ho cominciato a usarla solo come regolatore del sonno, per contrastare il Jet Lag. Per tutto il resto, mi sono affidata ai fiori di Bach e il Rescue Remedy ce l’ho sempre con me.” Rosanna Lambertucci lo ha sperimentate dutante la conduzione di Più sani più belli. “Era un periodo di stress da troppo lavoro ed ero veramente intrattabile – racconta -. Avevo reazioni aggressive con tutto e tutti e quella miscela mi ha aiutato a prendere le cose con maggiore serenità”.
Sono soprattutto le donne a parlare di queste cose, gli uomini sono più reticenti. Fra i pochi che non ne fanno mistero c’è Marco Columbro, che ha scritto un libro su salute e alimentazione (Mangiamoci su, ed. Amrita) e dichiara di usare regolarmente il Rescue Remedy sia in gocce sia in crema. “Una mattina un mio amico regista si è presentato in trasmissione con un orzaiolo sull’occhio – racconta Columbro – io avevo il Rescue Remedy in crema in tasca e glielo ho regalato.”
Ma, Vip a parte, la gente comune sa che cos’è questa miscela prodigiosa? L’ultima indagine ISTAT sugli Italiani e la salute parla di quasi due milioni e mezzo di persone che per curarsi hanno sperimentato la fitoterapia, e di quattordici milioni di persone che, se non l’hanno ancora sperimentata, hanno intenzione di farlo. La stessa ricerca rilevava un aumento forte e veloce in pochi anni, dal ’91 al ’94; purtroppo questa indagine viene condotta ogni cinque anni e per avere i dati del periodo ’95–’99 – ci dicono dal Servizio Struttura e Dinamica Sociale, che cura la ricerca per l’ISTAT – dovremo aspettare il 2000.
Ma qualcosa si può ricavare per altre vie. Per esempio dal successo editoriale di libri che trattano questo tipo di argomenti. Dopo aver venduto un milione di copie all’estero, Il Piccolo Libro della Calma di Paul Wilson, è sbarcato in Italia a marzo ed è diventato in pochi mesi un bestseller da 150 mila copie. E chi la calma la cerca nella fitoterapia costringe la casa editrice Red a ristampare ogni anno Curarsi coi fiori di Bach, ormai arrivato alla decima ristampa e già uscito negli Oscar Mondadori.
“È una delle nostre colonne – dicono dalla casa editrice – vende circa quattromila copie per ogni edizione”. E sono libri che si trovano oramai dappertutto. Curiosando tra i vestiti, le ultime novità e le mille idee regalo del megastore milanese di Fiorucci, ci si imbatte anche nel nuovissimo cofanetto: Le qualità dell’anima della Tecniche Nuove, una guida ai Fiori di Bach in 39 schede colorate curata dal dottor Ermanno Paolelli, psichiatra e direttore del Bach Centre italiano, la fondazione che continua l’opera di ricerca e diffusione del medico inglese.
“Il Rescue Remedy è molto diffuso in Italia – conferma Paolelli – adesso aspettiamo che sia approvata la legge che definirà i fiori come farmaco omeopatico. Ma è questione di mesi. Si parla di gennaio“. Ma è proprio vero che non ci sono controindicazioni? “Né rischi di sovradosaggio né di intossicazione, né di interazione farmacologica con altri prodotti della medicina ufficiale”. Sicuri, dunque.
Il Rescue Remedy è un copyright del Bach Centre inglese e subisce tutti i controlli a cui sono sottoposti i farmaci in Inghilterra. Ma ci sono anche ottimi prodotti made in Italy. Il più diffuso si chiama “estratto Universale”, è prodotto dal laboratorio erboristico Di Leo, di Casalecchio di Reno, e viene regolarmente analizzato dal dipartimento di chimica analitica dell’università di Torino.
“La miscela è ovviamente la stessa, ma il nome è italiano e anche i fiori sono rigorosamente italiani, raccolti sulle nostre Alpi e sull’Appennino – racconta Maurizio Di Leo, uno dei primi e più importanti produttori italiani – fino al ’90 sono stato importatore dei Fiori di Bach dall’Inghilterra, poi ho deciso di usare i nostri e produrre sul posto.
Il nostro laboratorio è a picco sul fiume e vicino a una cascata, una posizione molto felice dal punto di vista energetico per la quantità di ioni negativi sprigionati dall’acqua”. Di Leo va a cercarsi i fiori che gli servono sull’Appennino e sulle Alpi. “Al confine con la Svizzera, ho trovato la prodigiosa genziana amarella, – racconta – ma quando sono andato per raccoglierla, le mucche me l’avevano mangiata tutta.
Ora mi sono messo d’accordo con il pastore, che mi ha recintato un pezzo di prato”. Posizione energeticamente perfetta e fiori italiani, dunque. “E vetreria personalizzata per ciascuno dei 38 fiori, perché il vetro conserva la memoria“, ci tiene a precisare Di Leo. “Così non c’è inquinamento energetico“. Poi, come se ci leggesse nel pensiero, aggiunge. “Può sembrare una fesseria. Ma non lo è”.