Maurizio Di Leo spiega come un’antichissima tecnica per il trattamento delle piante selvatiche abbia fatto la sua fortuna.
E’ iniziata alla fine degli Anni Settanta, in un periodo in cui nei confronti delle terapie naturali regnava lo scetticismo assoluto. L’avventura di Maurizio Di Leo nell’ambito della fitoterapia. Dapprima il diploma di erborista all’Università di Urbino, poi i numerosi corsi all’estero e incontri importanti con medici e erboristi famosi, finché, nel 1980, Di Leo ha aperto l’erboristeria che porta il suo nome, in via Marconi, 18 nel centro di Casalecchio di Reno. Un’attività che nel giro di qualche anno ha iniziato ad assumere contorni particolari, in quanto accanto alla vendita di prodotti erboristici di marche diverse si è affermata sempre di più la produzione in proprio.
“Nel settore dell’erboristeria, vent’anni fa, l’Italia rispetto alla Francia e ad altri paesi europei era in grande ritardo poiché è mancato quel passaggio fondamentale in cui la tradizione monastica ha sposato il rigore scientifico”, racconta Di Leo.
“Molti prodotti che venivano proposti per la vendita non mi sembravano affatto soddisfacenti, così ho pensato di aprire nell’81 un laboratorio per la produzione”.
E così nel giro di qualche anno Di Leo, con la collaborazione di un’equipe scientifica di laureati in farmacia e in biologia che operano sia in erboristeria che in laboratorio, ha iniziato a produrre e distribuire i prodotti col suo marchio nelle Farmacie Comunali Bolognesi, in numerose città italiane e all’estero.
“Per la preparazione dei nostri prodotti, utilizziamo il metodo spagirico, una tecnica antichissima nata in Egitto 5000 anni fa, usata in Italia nel Medio Evo dalla scuola Salernitana e da Paracelso, dimenticata in epoca moderna e riscoperta successivamente in Germania dove la pratica non è mai stata abbandonata”, racconta con entusiasmo Maurizio Di Leo, “il metodo consiste nell’estrazione dei principi attivi dalla pianta fresca selvatica, catturandone tutta la forza. Non a caso il termine spagiria, che deriva dal greco, significa ‘saper estrarre da un ente i doni divini’. Nella fitoterapia spagirica non si utilizzano infatti piante coltivate o secche, ma solo erbe fresche raccolte in zone particolari delle Alpi, degli Appennini e della Sicilia”.
In questo modo si ottengono prodotti efficaci per prevenire e curare numerose patologie, tra le quali non mancano i così detti mali di stagione che in questo periodo si presentano alquanto insidiosi. “Per potenziare le difese naturali consiglio l’Acerola – spiega l’erborista – una ciliegia selvatica ricchissima di vitamina C che rafforza le difese immunitarie, mentre Propoli e Echinacea per uso interno assieme agli oli essenziali ” di eucalipto e pino mugo per fumenti sono un ottimo rimedio per contrastare influenze e raffreddori. Un impacco esterno con oleolito di bacche di alloro e l’assunzione per vi interna di tintura madre di erisimo, pianta chiamata non a caso l’erba dei cantanti ridonano invece una voce squillante a chi l’ha perduta, forse parlando un po’ troppo o esibendo una scollatura decisamente audace”.
angela detto,
22 gennaio 2010 @ 08:58
mi sono innamorata dei fiori di bach. vorrei provare i vostri fiori, la dottoressa marini dice che sono i migliori dopo healing herbs, come fare x avere il set completo e a che prezzo da voi? angela